Divieto Teen Online
L’Australia vuole vietare i social ai minori di 16 anni, ma già prima dell’entrata in vigore la legge mostra enormi problemi: i ragazzi aggirano facilmente i controlli di età e la tecnologia usata è imprecisa, vulnerabile e rischiosa per la privacy. Molti genitori sostengono il divieto perché temono i pericoli online, mentre gli esperti avvertono che potrebbe avere effetti opposti: spingere i ragazzi verso piattaforme più oscure e meno sicure, e dare ai genitori un falso senso di protezione. Inoltre, i social possono essere dannosi per alcuni ma rappresentano un importante supporto per altri giovani. Critici e studiosi chiedono invece più moderazione dei contenuti, regole sugli algoritmi e educazione digitale. Il grande interrogativo rimane: un divieto così rigido può davvero funzionare — e soprattutto, può davvero rendere i giovani più sicuri?
Approfondisci nell’articolo della BBC - link https://www.bbc.com/news/articles/crk7xgzj8y8o
La questione dei divieti sui social per i minori è complessa e quasi nessun paese ha provato un divieto totale come quello che sta tentando l’Australia.
In Europa e negli Stati Uniti si fissano limiti di età minimi , 13 anni — e si punta soprattutto a proteggere i dati e la sicurezza dei ragazzi, senza vietare l’accesso in modo assoluto.
In Asia, invece, paesi come Cina e Corea del Sud adottano regole più rigide, limitando il tempo sui social e introducendo sistemi obbligatori di verifica.
Altri stati, come Russia o alcune nazioni del Medio Oriente, impongono restrizioni su contenuti specifici, ma raramente vietano completamente l’uso dei social.
In sintesi, l’esperienza internazionale mostra che cercare di vietare completamente l’accesso dei ragazzi ai social è quasi impossibile e rischia di avere effetti controproducenti. La strategia prevalente nei diversi paesi è quella di stabilire limiti di età, migliorare la protezione dei dati, moderare i contenuti nocivi e introdurre strumenti di educazione digitale. L’idea è creare un ambiente più sicuro, piuttosto che chiudere del tutto la porta ai social, perché i ragazzi troverebbero comunque vie alternative, spesso più rischiose.
La situazione nel nostro paese
In Italia non esiste ancora un divieto generale per i minori di usare i social, ma ci sono regole mirate per proteggerli: limiti d’età per i servizi online, obbligo di consenso dei genitori per pubblicare immagini di minori e restrizioni su contenuti per adulti.
Negli ultimi anni il dibattito politico si è intensificato, con proposte per aumentare l’età minima per l’accesso ai social e regolamentare l’attività dei “baby influencer”. La situazione resta in evoluzione: l’obiettivo è tutelare i ragazzi senza imporre divieti totali, difficili da applicare e facilmente aggirabili.
In Italia, si considerano minori tutte le persone sotto i 18 anni.
Tuttavia, la legge distingue tra fasce d’età: i più piccoli, sotto i 14 anni, hanno bisogno del consenso dei genitori per pubblicare foto o usare certi servizi online, mentre tra i 14 e i 16 anni le regole sono meno rigide ma resta necessaria la supervisione genitoriale per alcune attività digitali.
In generale, la tutela dei minori cresce quanto più sono giovani, bilanciando protezione e autonomia.
Tradizionalmente molte piattaforme richiedono che l’utente abbia 13 anni, in linea con le normative europee sul consenso e protezione dati, ma la verifica può essere minima o facilmente aggirabile.
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Teen Ban Online
Australia wants to ban social media for under-16s, but even before the law takes effect, major problems have already emerged: teenagers can easily bypass age checks, and the technology used is inaccurate, vulnerable, and risky for privacy. Many parents support the ban because they fear online dangers, while experts warn it could have the opposite effect: pushing kids toward darker, less safe platforms and giving parents a false sense of security. Social media can be harmful for some, but it is also an important source of support for many young people. Critics and researchers instead call for stronger content moderation, stricter rules on algorithms, and better digital education. The big question remains: can such a strict ban actually work — and, more importantly, will it truly make young people safer?
The issue of banning social media for minors is complex, and almost no country has attempted a total ban like the one Australia is trying.
In Europe and the United States, minimum age limits are set at 13 years — the focus is mainly on protecting data and ensuring the safety of young people, without completely banning access.
In Asia, however, countries like China and South Korea have stricter rules, limiting social media time and introducing mandatory verification systems.
Other countries, such as Russia or some Middle Eastern nations, impose restrictions on specific content, but rarely completely prohibit social media use.
In summary, international experience shows that trying to completely ban children from social media is almost impossible and may backfire. The prevailing strategy in different countries is to set age limits, improve data protection, moderate harmful content, and introduce digital education tools. The idea is to create a safer environment rather than closing the door entirely to social media, as young people would still find alternative, often riskier, ways to access it.
The situation in Italy
In Italy, there is no general ban on minors using social media, but there are targeted rules to protect them: age limits for online services, parental consent requirements for posting images of minors, and restrictions on adult content.
In recent years, the political debate has intensified, with proposals to raise the minimum age for social media access and regulate the activities of “child influencers.” The situation is still evolving: the goal is to protect young people without imposing total bans, which are difficult to enforce and easily bypassed.
In Italy, minors are defined as all individuals under 18 years of age.
However, the law distinguishes between age groups: younger children, under 14, need parental consent to post photos or use certain online services, while between 14 and 16 the rules are less strict but parental supervision is still required for some digital activities. Overall, the protection of minors increases the younger they are, balancing protection and autonomy.
Traditionally, many platforms require users to be at least 13 years old, in line with European consent and data protection regulations, but verification is minimal or easily bypassed.

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